Round di Investimento Startup: Come Prepararsi e Attirare Investitori (Guida Completa 2025/2026)

Round di investimento startup: come prepararsi e attirare investitori (guida completa 2025/2026)

Affrontare un round di investimento è uno dei momenti più delicati e strategici nella vita di una startup. Dopo la fase iniziale, spesso sostenuta da soci fondatori, familiari o piccoli investitori privati, arriva il momento di aprirsi a business angel, fondi di venture capital o corporate venture.

 

Questi attori non portano solo risorse finanziarie, ma anche network, competenze e credibilità. Tuttavia, prima di investire conducono una due diligence completa, analizzando ogni aspetto societario, fiscale e contabile.

 

Per questo motivo, una startup deve farsi trovare pronta, ordinata e trasparente: non si tratta solo di rispettare gli adempimenti, ma di trasmettere fiducia e negoziare condizioni migliori.

In questo articolo, da commercialista giovane e vicino al mondo delle imprese innovative, ho raccolto i principali strumenti attivi o rifinanziati che ogni founder dovrebbe conoscere.

La forma societaria conta (e molto)

In Italia, la S.r.l. innovativa è la forma più diffusa nelle prime fasi: flessibile, meno costosa e con agevolazioni fiscali per gli investitori. Inoltre, consente di emettere categorie di quote diverse e strumenti finanziari partecipativi.

 

Per round più significativi (Serie A in poi), la S.p.A. è la scelta preferibile: tutela i soci di minoranza, facilita l’ingresso di fondi internazionali e apre la strada a una futura quotazione.

Ma non è solo la forma giuridica a fare la differenza: lo statuto societario diventa lo strumento chiave.

 

Deve contenere clausole chiare su:

  • Aumenti di capitale

  • Trasferimento quote (prelazione e gradimento)

  • Exit strategy 

 

Accanto allo statuto, i patti parasociali regolano la governance quotidiana: diritti di veto, nomina degli amministratori, vesting e lock-up per i founder.

Fisco e incentivi: il lato nascosto che piace agli investitori

Gli investitori guardano anche agli incentivi fiscali, che rendono l’operazione più appetibile:

 

  • Persone fisiche → detrazione IRPEF del 30% fino a 1 milione €/anno.

  • Società → deduzione IRES del 30% fino a 1,8 milioni €/anno.

 

Un vantaggio concreto che riduce i rischi e aumenta l’attrattività della startup. Importante: la società deve mantenere i requisiti di “innovativa” per almeno 3 anni, altrimenti l’investitore rischia di perdere i benefici.

Documentazione e compliance: la data room digitale

Per convincere un fondo, serve ordine assoluto. È utile predisporre una data room digitale con:

 

  • Statuto e patti parasociali aggiornati

  • Bilanci e libri sociali

  • Contratti con clienti fornitori e collaboratori,

  • Brevetti e proprietà intellettuali

  • Dichiarazioni fiscali e ricevute dei pagamenti

 

Ogni anomalia può rallentare, o far saltare, la trattativa.

Il ruolo del commercialista: regista della partita

Il commercialista non è solo “chi fa i conti”, ma un partner strategico che accompagna i founder in tutte le fasi:
 
  • Predisposizione di statuti e modifiche societarie per l’ingresso di investitori

  • Valutazione di una holding di controllo per gestire meglio round futuri

  • Redazione di budget, cash flow e proiezioni finanziarie credibili

  • Scouting e gestione delle opportunità di finanza agevolata (Smart&Start, crediti R&S, Fondo Nazionale Innovazione)

 

Il suo compito è aiutare la startup a diventare investor ready, anticipando criticità e creando le condizioni migliori per attrarre capitali.

Vuoi scoprire i bandi e gli incentivi disponibili?

Accanto ai capitali privati, è fondamentale conoscere anche i bandi pubblici che possono sostenere la crescita delle startup.

 

Ne abbiamo parlato in un blog dedicato: Bandi e incentivi 2025/2026 per startup innovative

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